LA RIFORMA MORATTI E LE LINGUE STRANIERE NELLA SCUOLA SECONDARIA DI 1° GRADO

Il decreto legislativo applicativo della legge 53/03 approvato il 23.1.04 e le Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati nella scuola secondaria di 1° grado, contenuti nell'allegato C al predetto decreto - prevedono la riduzione dell'insegnamento obbligatorio della lingua inglese dalle 99 ore attuali a 54 ore annuali complessive (1 ora e 38 minuti settimanali, contro le 3 ore attuali, estendibili a un massimo di 2 ore per effetto di tagli orari su altre materie) - inseriscono l'insegnamento obbligatorio di una seconda lingua comunitaria per 66 ore annuali (2 ore settimanali). I docenti di Lingua straniera firmatari del presente documento esprimono profonda disapprovazione nei confronti delle citate modifiche, e adducono al riguardo le seguenti motivazioni di tipo metodologico-didattico:

1) la riduzione dell'orario di insegnamento - peraltro in presenza di classi sempre più numerose ed eterogenee sia dal punto di vista delle conoscenze, abilità ed esperienze pregresse che della nazionalità di provenienza e delle differenze socio-culturali - rende metodologicamente impossibile l'apprendimento delle quattro abilità di base (leggere, scrivere, parlare,comprendere) necessarie allo sviluppo di una competenza linguistica adeguata ai bisogni comunicativi dei ragazzi appartenenti alla fascia di età 11-14 anni. La riduzione dell'orario si ripercuoterà, con inevitabili ridimensionamenti, su importanti obiettivi formativi legati all'apprendimento delle lingue, come l'acquisizione della competenza interculturale (conoscere, comprendere, aprirsi a culture diverse dalla propria), che è invece sempre più necessaria alla formazione dei futuri cittadini della società mu lticulturale.

2) L'apprendimento della lingua straniera nella Scuola Elementare - per altro proposto già da diversi anni a partire dalla prima classe in molte scuole italiane - non può fornire comp etenze linguistiche significative tali da consentire uno slittamento in avanti della progra mmazione curricolare prevista per la scuola secondaria di primo grado. In altre parole, cominciare una lingua straniera dalla prima classe elementare non può permettere di eliminare un'ora obbligatoria di lingua nella scuola media, in quanto l'insegnamento/ apprendimento della lingua straniera nelle due fasce di età tiene conto e si realizza secondo caratteristiche cognitive ed educativo-relazionali degli alunni completamente differenti. L'alunno delle elementari impara la lingua straniera attraverso un approccio metodologico di tipo ludico, olistico, quindi basato sul gioco, sulla drammatizzazione, sul canto e sull'impegno di tutte le facoltà sensoriali e corporee che gli permettono di stabilire un rapporto
globale con la realtà che lo circonda, e non sente il bisogno di un'analisi consapevole delle strutture linguistiche e delle funzioni comunicative alla base dei messaggi che esprime. Con il passaggio alla scuola media cambia l'approccio metodologico, in quanto cambiano le esigenze cognitive e comunicative degli alunni stessi: pur partendo dalle cognizioni acquisite nella scuola elementare, nella media è sempre necessario "ricominciare da capo",proponendo nuovi e vecchi contenuti con un approccio didattico di tipo riflessivo e strutturato, in modo che il fanciullo sviluppi una competenza linguistica più autonoma, più efficace, ma soprattutto più adatta alle sue nuove esigenze intellettuali e comunicative.

3) Al fine di rendere omogeneo l'apprendimento linguistico nei paesi europei, il Consiglio d'Europa pubblicò nel 1996 il Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue Straniere (Common European Framework of Reference- CEF) . Il documento stabiliva, per tutte le lingue europee, sia i livelli di competenze linguistiche raggiungibili in successive fasi di apprendimento - e i criteri di valutazione per ogni livello -, sia la possibilità di misurare le competenze acquisite attraverso le certificazioni esterne. Il Ministero della Pubblica Istruzione, inizialmente con il Progetto Lingue 2000, accolse questo modello di riferimento e stabilì che al termine della scuola media inferiore gli studenti potessero raggiungere un competenza comunicativa delle lingue straniere corrispondente ai livelli A2/B1 (detti anche "di sopravvivenza" e "di soglia") del Quadro di Riferimento Europeo, certificabile dagli organismi esterni accreditati (Enti Certificatori). Tutto questo ha permesso di inserire nella scuola media, inferiore e superiore, nuove progettualità e metodologie didattiche che hanno consentito di ottenere risultati concreti e positivi, in quanto garantiti dai POF delle singole scuole e oggettivamente misurabili con le certificazioni linguistiche internazionali. L'impostazione oraria e organizzativa dettata dalla riforma provocherà un'inevitabile carenza di preparazione degli studenti italiani che non consentirà più loro di conseguire le qualificazioni internazionali, con un conseguente svantaggio - culturale, formativo, professionale - rispetto ai coetanei del resto d'Europa.

4) La recente diffusa soluzione di introdurre nei piani dell'offerta formativa delle singole scuole ore aggiuntive di lingua straniera tra le "attività facoltative e opzionali" previste dal decreto - benché dimostri la forte reoccupazione delle istituzioni scolastiche di fronte ai cambiamenti in atto e avvalori le nostre stesse opinioni - non potrà colmare, per il carattere facoltativo, la lacuna creatasi dalla drastica riduzione delle ore obbligatorie per tutti. La frantumazione dei tempi dell'apprendimento fra attività obbligatorie e opzionali, insieme alla diversificazione imposta da scelte individuali di tempi e attività da parte delle singole famiglie, provocherà la rottura delle unità-classe, dell'organicità del curriculum e del continuum temporale, didattico e relazionale della formazione dei nostri alunni. Inoltre l'insegnamento delle ore opzionali e facoltative potrà essere assegnato in futuro, per
ragioni di natura prettamente economica, a figure esterne non ben definite dalla normativa attuale, con il conseguente rischio di una di un abbassamento qualitativo dell'offerta didattica.

5) L'inserimento nella scuola media della seconda lingua comunitaria come materia obbligatoria sarebbe senza dubbio una novità positiva se ciò non fosse a scapito del tempo globale assegnato all'insegnamento della prima lingua straniera. Tutte le considerazioni suddette riguardo la prima lingua straniera sono d'altronde valide per la seconda lingua obbligatoria, in quanto il totale delle ore annuali previste risulterà comunque inadeguato al raggiungimento di livelli minimi di competenza linguistico-comunicativa.

 


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